La vita in tenuta mimetica

17 Apr

La Danimarca è un paese di gente felice, almeno così dicono dei recenti rapporti Onu e Columbia University (quest’ultimo a firma Jeffrey Sachs). L’Italia è al 28esimo ben dopo Panama e Arabia Saudita.

All’inizio della mia trasferta in terra vichinga non capivo bene perché, pur essendo così felici, non avevano voglia di comunicarmelo neanche con un sorriso. Prima di rivolgermi una parola dovevo salvare una vecchietta per strada, sorridere come in preda a degli spasmi, o dimostrare di sopportare le fatiche più improponibili senza traccia di lamentela. Essendo piuttosto caparbio e alquanto sorridente, molte volte ce l’ho fatta comunque.

Gabbiano, canoa e barca a vela - Aarhus (Danimarca)

Gabbiano, canoa e barca a vela - Aarhus (Danimarca)

I primi mesi ritornavo a casa un po’ stranito (spesso positivamente) per piccoli aspetti della vita danese. Il colpo di scena forse più inquietante: i Labrador possono saltare, nuotare ed essere il ritratto della salute, magri quasi come Setter. Nella mia esperienza precedente (specialmente milanese) i Labrador erano mega-salsicce grosse e indolenti. Dei feriti di guerra destinati a zoppicare.

In effetti i corpi danesi (anche umani) sono un qualcosa di molto meritevole: ben nutriti, equipaggiati e coccolati dalla vita. Vista tanta prestanza fisica mi sono dato allo Sport anche io: nuoto, corsa, palestra, bicicletta e un’altra pratica fisica un po’ più volgare (perché qua anche il sesso a volte è proprio un’attività fisica).

A un certo punto ho anche sforato e ho iniziato a pensare che la vita fosse una guerra – mi sono adeguato al tema. Ma non sospettavo neanche che i soldati avessero tanto bisogno di sfogarsi con impressionanti quantità di alcool. Anche in questo caso, non avendo molta voglia di tirarmi indietro, il mio fegato è tornato adolescente.

(NOTA SOLO PER COLORO CHE NON HANNO NIENTE DA FARE NELLA VITA: In realtà sono rimasto parecchio insoddisfatto nello scoprire che la Danimarca è solo il 23esimo paese per consumo pro capite di alcool. C’ho messo una ventina di minuti ad accampare un’ipotesi e l’illuminazione è venuta con un ricordo di qualche mese fa: dopo aver capito che l’alcool è un linguaggio vero e proprio, andai a comprare vino e birra al supermercato di mercoledì sera. Il commesso mi guardò come fossi stato un ubriacone sozzo. Poi lo incrociai dopo tre giorni con casse di birra in giro per la città, ubriaco fradicio intento a urlare parole a caso. L’ipotesi è quindi che i danesi siano i primi consumatori di alcool durante il fine settimana)

Sfoggiando un fisico sempre più simile al loro, finalmente cammino per la cittadina e le persone mi riconoscono: la cosa è una grande conquista sociale visto che prima, in mezzo alla strada, alzavo spesso la mano in segno di saluto e, non ricambiato, ero obbligato a far finta di stiracchiarmi ogni volta a costo di sembrare un pigrone ritardato.

Oggi invece sono appena tornato dal supermercato e il cantante degli Spokraket, che fino a poche settimane fa mi parlava solo di notte, mi ha fatto un po’ di feste anche alla luce del sole. 

Insomma. Ho provato a camuffarmi, come se fossi uno di loro, e ce l’ho fatta. E forse l’unico trucco per viaggiare  e crescere è proprio questo: lasciare da parte un po’ di se stessi e capire la bellezza degli altri, senza troppe lamentele.

Buon “hyggelig” a tutti.

NOTA PER GLI “IGNORANTI” (coloro che ignorano – ignoravo anche io prima di scrivere questo post): Hyggelig è un sentimento (ma anche un ideale) tipicamente danese e nordico, che coglie la bellezza del sentirsi a casa, rilassati e a posto con il proprio piccolo mondo.

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